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IBM 5155 Portable: l’inizio della portabilità secondo IBM

Nel 1984 IBM lanciava il modello 5155, un PC “portatile” che segnava una svolta: storia, dettagli tecnici e curiosità su uno dei computer più iconici degli anni ’80. Quando si parla di computer portatili, viene subito in mente un laptop sottile e leggero. Ma nel 1984, IBM aveva in mente tutt’altro, anche perché la tecnologia dell’epoca non consentiva ancora sistemi e componenti particolarmente miniaturizzati…

Con il Portable Personal Computer 5155 Model 68, l’azienda americana introdusse una visione pionieristica: rendere il PC trasportabile senza compromessi sulla potenza. Il risultato? Un computer da 13 kg con maniglia, schermo integrato e la promessa di libertà informatica e di trasportabilità.

Nel cuore dell’era del personal computer, IBM lanciò il 5155 Portable Personal Computer Model 68, pensato per soddisfare le esigenze dei professionisti itineranti dell’epoca. Nonostante il suo nome, “portatile” è un termine da prendere con cautela: il 5155 pesava oltre 13 chilogrammi, e aveva più l’aspetto di una valigetta d’acciaio che di un computer compatto e “portatile”.

L’IBM 5155 fu annunciato il 14 febbraio 1984, come risposta al crescente successo dell’Osborne 1 e del Compaq Portable, che ebbero un discreto successi, dimostrando che esisteva una crescente domanda di sistemi trasportabili. Il cuore del 5155 era un processore Intel 8088 a 4.77 MHz, lo stesso del celebre IBM 5150, ed era dotato di 256 KB di RAM espandibili a 512 KB. Lo schermo CRT ambra da 9 pollici, integrato nel case, era monocromatico ma di ottima leggibilità per l’epoca. Ancora oggi questo monitor risulta fruibile e leggibile senza particolari difficoltà, nonostante le dimensioni ridotte.

Due floppy drive da 5.25 pollici consentivano di avviare sistemi operativi come PC-DOS e gestire applicazioni business-oriented. La vera rivoluzione stava nel design: IBM integrò componenti standard del 5150 in un formato nuovo, rendendo compatibili periferiche e software già presenti sul mercato.

Un dettaglio molto importante: il 5155 non aveva una vera batteria interna, e per funzionare doveva essere collegato a una presa di corrente. Ma la sua robustezza lo rese il compagno ideale di molti ingegneri, tecnici, e militari, tanto che versioni modificate vennero usate anche in ambito aeronautico e militare.

Grazie alla qualità costruttiva IBM, molti esemplari del 5155 sono ancora funzionanti oggi, compreso il nostro che è visionabile ed utilizzabile al Museo Imuc. La struttura modulare ne facilitava la manutenzione e alcuni appassionati hanno persino installato schede moderne per dotarlo di porte USB o emulatori floppy su SD.

Conclusioni

L’IBM 5155 rappresenta un paradosso affascinante: pesante ma “portatile”, potente ma spartano, innovativo ma destinato ad essere sostituito quasi subito da modelli più portatili. È il simbolo di un’epoca in cui l’idea di spostare il proprio lavoro in giro per il mondo cominciava a prendere forma. E, come ogni buona storia di retrocomputing, il 5155 ci ricorda che ogni evoluzione parte da un sogno, da un’intuizione o un azzardo, anche se ingombrante e pesante. Un sogno che ha tracciato una strada, che da lì a poco tempo avrebbe visto nascere i primi computer portatili, con schermi LCD. L’IBM 5155 è più di una macchina d’altri tempi: è un pezzo di storia, una testimonianza di quando l’informatica cominciava a muoversi, letteralmente, fuori dagli uffici.

Curiosità

  • Monitor prodotto da Zenith: il monitor CRT da 9 pollici integrato nel 5155 era prodotto da Zenith Radio. Accettava un segnale video composito NTSC tramite un cavo a due fili collegato alla scheda CGA, permettendo anche il collegamento a televisori compatibili.
  • Il case del 5155 è lo stesso usato dal Compaq Portable, a testimonianza di una vera corsa all’innovazione trasportabile.
  • Il 5155 è stato soprannominato “l’armadio portatile” per le sue dimensioni e il peso fuori scala.
  • Molti modelli vennero venduti con una borsa imbottita prodotta da Samsonite, che più che a un computer sembrava destinata a trasportare attrezzi da officina.
  • Il sistema supportava schede ISA a 8 bit, e alcuni appassionati lo hanno aggiornato con interfacce Wi-Fi e reti Ethernet moderne.
  • Espandibilità limitata: sebbene il 5155 avesse otto slot di espansione, lo spazio interno era ristretto, rendendo difficile l’installazione di alcune schede di espansione più lunghe.
  • Assenza di disco rigido di serie: IBM non offriva un disco rigido come opzione standard per il 5155. Tuttavia, molti utenti installavano dischi rigidi di terze parti, spesso da 10 MB, per aumentare la capacità di archiviazione.
  • Prezzo elevato: al momento del lancio nel 1984, il prezzo del 5155 era di circa $4.225, rendendolo un investimento significativo per i professionisti dell’epoca.
  • Tastiera come copertura: la tastiera del 5155 fungeva anche da copertura protettiva per lo schermo e i drive floppy quando non in uso. Una soluzione semplice ma geniale. Si collegava al computer tramite un cavo a spirale con connettore RJ11.
  • Peso considerevole: nonostante fosse definito “portatile”, il 5155 pesava circa 13,6 kg, guadagnandosi il soprannome di “luggable” (trasportabile) invece di “portable”.
  • Alimentazione universale: il 5155 era dotato di un alimentatore da 114 watt compatibile sia con tensioni di 115V che di 230V, facilitando l’uso internazionale.
  • Compatibilità con software esistente: il 5155 utilizzava una scheda madre simile a quella dell’IBM PC/XT, garantendo la compatibilità con la maggior parte del software e delle periferiche disponibili per i modelli desktop IBM.
  • Sistema operativo su floppy: il sistema operativo principale era PC-DOS 2.10, fornito su dischetto floppy, poiché il 5155 non disponeva di un disco rigido integrato.

Alessandro Coletta
Alessandro Colettahttps://alessandrocoletta.com/
Art director, graphic designer, adman and writer. Analogue by birth, digital by design. Music, vinyl, Hi Fi and RetroComputing addicted.
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