12 ottobre 1988 – l’introduzione del “cubo” che anticipò il futuro di macOS, iOS e del World Wide Web
Nel 1988, Steve Jobs torna in grande stile con il lancio del suo nuovo progetto, NeXT, svelando un computer avveniristico con caratteristiche rivoluzionarie. Vediamo assieme il contesto, i dettagli tecnici, l’impatto storico e le curiosità meno note di quel giorno memorabile.
La mattina del 12 ottobre 1988, Steve Jobs si presentò sul palco della Louise M. Davies Symphony Hall di San Francisco con una certa (e consueta) teatralità: “È bello essere tornati”. Non era un ritorno a Apple, ma la presentazione di qualcosa di mai visto: il primo computer NeXT. Il pubblico, composto da professionisti, sviluppatori e giornalisti, assistette a uno spettacolo studiato nei minimi dettagli, con proiezioni multimediali, musica dal vivo e la promessa audace di macchine “cinque anni avanti al loro tempo”.
Jobs aveva salutato Apple alcuni anni prima, dopo un’uscita burrascosa, e questo evento sarebbe stato il suo rientro simbolico nel mondo dei computer, questa volta come fondatore di una nuova impresa. L’obiettivo? Ridefinire cosa poteva essere un computer per l’istruzione e la ricerca, sfidando convenzioni ancora radicate.
Contesto e nascita di NeXT
Dopo l’allontanamento da Apple nel 1985, Jobs non restò con le mani in mano: fondò NeXT Inc. con l’obiettivo di creare un computer di fascia alta, destinato principalmente al mondo accademico e alla ricerca. I capitali iniziali, compresi i 20 milioni di dollari investiti da Ross Perot, permisero il progetto hardware e software parallelo. Ma il vero salto distintivo era nel software: Jobs voleva un sistema che non fosse solo hardware elegante, ma una piattaforma integrata di sviluppo, con un sistema operativo moderno e strumenti orientati agli oggetti.
Il 12 ottobre 1988: l’evento
L’evento fu pensato come una serata da spettacolo tecnologico. Più di 3.000 inviti furono spediti tra educatori, sviluppatori e stampa — ma nessun dipendente Apple fu invitato.
L’auditorium fu scelto non solo per la capienza, ma per le sue proprietà acustiche: Jobs fece suonare, in diretta, un duetto tra la macchina NeXT e un violinista della sinfonica per dimostrare le capacità audio del nuovo hardware.
Aprì lo spettacolo un’animazione creata ad hoc che raccontava l’evoluzione delle interfacce utente, per poi far emergere il cubo nero in magnesio: l’oggetto fisico simbolo della visione NeXT.
Il giorno dopo, chiamato “The NeXT Day”, si tenne un congresso tecnico presso l’Hilton di San Francisco, al quale parteciparono sviluppatori selezionati che poterono approfondire l’architettura del sistema NeXT.
Caratteristiche tecniche e innovazioni
Il computer presentato era noto come NeXT Computer, successivamente denominato “NeXTcube” in versioni aggiornate.
Ecco alcuni elementi che lo rendevano unico:
- Processore Motorola 68030 a 25 MHz, con copro‐processore floating-point 68882.
- Un DSP (digital signal processor) integrato 56001 per applicazioni audio e voce, cosa rara allora.
- Unità di memorizzazione magneto-ottica (MO) da 256 MB, anziché il disco rigido standard, come storage principale.
- Memoria iniziale di 8 MB con espansione fino a 64 MB.
- Monitor “NeXT MegaPixel Display” da 17″ con risoluzione 1120×832 con quattro livelli di luminosità.
- Networking Ethernet integrato, sistema di bus NuBus per espansioni, e sistema operativo NeXTSTEP, basato su tecnologia Mach e Unix BSD, con supporto alla programmazione orientata agli oggetti.
BYTE magazine, nella sua edizione di novembre 1988, elesse il NeXT Computer come uno dei vincitori del premio “Excellence”, sottolineando che la macchina mostrava “ciò che è possibile fare quando un computer è progettato come un sistema e non un semplice insieme di componenti hardware”. Il prezzo base era di 6.500 USD, un costo proibitivo per il mercato consumer, ma giustificato da Jobs come “investimento in ricerca e istruzione”.
Impatto ed eredità
Il NeXT non vendette milioni di unità: si stima un totale di circa 50.000 macchine distribuite in vari anni, per lo più in ambienti universitari e accademici.
Eppure, il suo valore risiedeva altrove.
Uno degli episodi più famosi: Tim Berners-Lee usò un NeXT come primo server web e per scrivere il primo browser all’inizio degli anni Novanta al CERN, grazie agli strumenti di sviluppo e all’ambiente orientato agli oggetti messi a disposizione da NeXTSTEP (ne abbiamo parlato qui).
Quando Apple acquisì NeXT nel 1997, molte delle sue tecnologie furono integrate nel sistema operativo che diventò Mac OS X, successivamente base di iOS. Molti sviluppatori sostengono che ambienti moderni di sviluppo per iPhone e iPad, con concetti di oggetti e interfacce grafiche, discendono in linea diretta da ciò che NeXT ha introdotto.
Fatti poco noti e retroscena
- Durante lo sviluppo, Jobs impose tolleranze estetiche estreme per il case di magnesio a forma di cubo: si narra che siano stati estenuanti prove di colore (verniciatura) per ottenere esattamente la tonalità desiderata.
- Il design del computer fu affidato all’agenzia Frog Design, studio fondato nel 1969. Fu curato nei minimi dettagli, ogni spigolo, finitura e colorazione dovevano essere perfetti, secondo la visione estetica di Jobs.
- La scelta della memoria magneto-ottica era in parte obbligata: il sistema operativo e le applicazioni occupavano decine di megabyte, troppo per i dischetti dell’epoca.
- Il duetto live con il violinista era più che un espediente scenico: voleva dimostrare che il DSP era in grado di gestire audio in tempo reale, un’eccezione per l’epoca.
- L’evento di lancio fu concepito con la cura di un film: Jobs ingaggiò l’artista multimediale George Coates per la regia visiva.
- Nei mesi seguenti, l’evento fu replicato in altre città, come Boston e Riverside, sempre con la formula “Introduction” + “NeXT Day”
- Steve Jobs definì il NeXT come un prodotto “cinque anni avanti al suo tempo”.
- Un evento parallelo fu quello della Boston Computer Society, tenuto il 30 novembre 1988, dove Jobs mostrò in anteprima il NeXT a un pubblico selezionato — esiste un’audio registrazione completa dell’occasione.
- Il nome NeXT era concepito anch’esso come manifesto: Next Generation, Next Step, e come simbolo di rinascita dopo Apple.
Conclusioni
Quel giorno, Steve Jobs non presentò solamente un computer: tracciò una nuova direttrice visionaria. Il NeXT Computer non era perfetto, non era per tutti, ma era un manifesto tecnologico e culturale, un gesto audace che ridefinì cosa potesse essere un sistema integrato.
In molti sensi, il “cubo” fu la pietra d’inciampo che avrebbe reso possibile il salto verso Mac OS X, iPhone e l’ecosistema che oggi conosciamo. Chi avrebbe mai pensato che un dispositivo con soli 8 MB di RAM e memoria magneto-ottica potesse gettare le basi per il Web?
Quando guardiamo i nostri smartphone, tablet e computer moderni, parte del DNA proviene da quell’evento: una sala da concerti dove Jobs disse “È bello essere tornati”. E, in fondo, questo suo ritorno reinventò (ancora una volta) il futuro dell’informatica.




