Mattel Aquarius
Il Mattel Aquarius è il computer che durò lo spazio di un’estate. Annunciato nel 1982 e lanciato nel giugno 1983 a 160 dollari, fu ritirato dal mercato appena quattro mesi dopo per le vendite deludenti. Progettato a Hong Kong da Radofin e venduto da Mattel, montava uno Zilog Z80A, una tastiera a gommini e un BASIC Microsoft ridotto all’osso. Troppo poco persino per il 1983. Eppure proprio questo lo rende oggi un pezzo prezioso: il ritratto di un’azienda di giocattoli che provò a entrare nel mondo dei computer e si bruciò in una stagione.
Scheda tecnica
Descrizione
L’Aquarius nasce da un incrocio curioso. Mattel Electronics, per competere nel mercato dei computer domestici, si rivolse a Radofin, il produttore di Hong Kong che già le costruiva le console Intellivision. Radofin aveva pronti due progetti, soprannominati internamente “Checkers” e “Chess”: il primo divenne l’Aquarius, il secondo il più ambizioso Aquarius II.
Sul piano tecnico, la macchina era modesta già per la sua epoca. Il cuore è uno Zilog Z80A a 3,5 MHz, affiancato da 4 KB di RAM e 8 KB di ROM contenenti un sottoinsieme del Microsoft BASIC. Di quei 4 KB, però, l’utente ne aveva pochissimi davvero a disposizione: 2 KB erano già occupati dalla memoria video (schermo e colore), e tra gestione di sistema e overhead restavano circa 1,7 KB liberi per il BASIC. La grafica si fermava a 80×72 in semigrafica a 16 colori, con testo 40×24 gestito dal chip TEA1002, e l’audio a una sola voce. Costava meno del TI-99/4A e del VIC-20, ma con grafica e memoria nettamente inferiori.
La dotazione si completava con tastiera a gommini, uscita verso il televisore, registratore a cassette per i dati e una porta cartuccia per programmi ed espansioni. L’accessorio chiave era il Mini Expander, che aggiungeva due controller di gioco, una seconda porta cartuccia per espandere la memoria e un chip sonoro AY-3-8914.
Il finale è quello di una ritirata rapida. La produzione fu interrotta quattro mesi dopo il lancio per le vendite scarse, e Mattel pagò Radofin per riavere i diritti di marketing prima ancora che l’Aquarius II venisse lanciato. Da lì in poi fu Radofin stessa, e qualche altro distributore, a smaltire le scorte. Proprio per questo l’Aquarius è oggi un oggetto da collezione affascinante: non racconta un trionfo, ma uno dei tanti tentativi sbagliati che costellano la nascita del personal computer — e gli errori, spesso, raccontano un’epoca meglio dei successi.









